{"id":173,"date":"2026-05-09T14:56:03","date_gmt":"2026-05-09T14:56:03","guid":{"rendered":"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/?p=173"},"modified":"2026-05-09T15:08:40","modified_gmt":"2026-05-09T15:08:40","slug":"vogue-le-sottoculture-e-la-sardegna-facciamo-chiarezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/vogue-le-sottoculture-e-la-sardegna-facciamo-chiarezza\/","title":{"rendered":"Vogue, le sottoculture e la Sardegna: facciamo chiarezza"},"content":{"rendered":"\n<p>La campagna <em>Subcultures in Italy <\/em>\u2014 sottoculture in Italia, lanciata dalla redazione italiana della rivista di costume Vogue ha suscitato un\u2019ondata di indignazione sui social. Ecco perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La discussa foto di copertina<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Si tratta di un contest in cui fotografi e videomaker sono chiamati a raccontare le \u201csottoculture in Italia\u201d, come premio la pubblicazione dei lavori pi\u00f9 interessanti. L\u2019immagine scelta per il lancio utilizza una <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/ClN4S1Sophk\/?igsh=MWc0MDRuMzdtM3ZzOQ%3D%3D\">foto dell\u2019artista sardo Gian Marco Porru<\/a>, che rappresenta una donna che indossa l\u2019abito di Desulo, uno tra i pi\u00f9 antichi della Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p>La foto di Porru \u00e8 in realt\u00e0 parte di un suo progetto artistico ben pi\u00f9 articolato dal titolo \u201cSweet Fritters Ballad \u2014 an imaginary journey into Sardinian Carnival\u201d che esplora le origini rituali del carnevale in Sardegna in chiave contemporanea attraverso la maschera e la danza. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"820\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/650990302_18007940753697344_4841373788435351647_n-820x1024.webp\" alt=\"Hero image della campagna sottoculture in Italia di Vogue\" class=\"wp-image-174\" srcset=\"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/650990302_18007940753697344_4841373788435351647_n-820x1024.webp 820w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/650990302_18007940753697344_4841373788435351647_n-240x300.webp 240w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/650990302_18007940753697344_4841373788435351647_n-768x960.webp 768w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/650990302_18007940753697344_4841373788435351647_n.webp 1018w\" sizes=\"auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Gian Marco Porru &#8211; account Instagram ufficiale<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Fin qui niente di controverso. A far sorgere interrogativi \u00e8 per\u00f2 il modo in cui Vogue usa la foto di Porru, scollegandola dal progetto originario per inserirla nel quadro del contest. La cornice \u00e8 composta dallo stesso titolo dell\u2019iniziativa \u201cSubcultures in Italy\u201d a caratteri cubitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 il ribaltamento della prospettiva dell\u2019immagine e della narrazione che l\u2019accompagna: non pi\u00f9 quello che vuole raccontare l\u2019autore con il suo immaginario collettivo di origine ma la lettura univoca di chi mette un\u2019etichetta dall\u2019esterno. L\u2019effetto \u00e8 dirompente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019indignazione viaggia sui social<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le reazioni a caldo alla campagna di Vogue sono di indignazione. Una mole spropositata di commenti dei lettori sardi che si sentono offesi dall\u2019immagine raffigurante la donna in abito desulese, col titolo \u201csubcultures in Italy\u201d, travolge l\u2019account di Vogue Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesta non \u00e8 sottocultura italiana, questa \u00e8 cultura sarda\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSardinia is not Italy and this is not a fucking subculture\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa cultura sarda ha radici antiche, non \u00e8 una sottocultura\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sono solo alcuni esempi. I commenti risultano sorprendentemente omogenei nella difesa dell\u2019autonomia dell\u2019identit\u00e0 culturale sarda rispetto a quella italiana in tutte le sue espressioni, a prescindere da una presunta gerarchia culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Se i commenti dei lettori non bastassero a sottolineare l\u2019inappropriatezza del contenuto, a prendere le distanze ci sono anche fotografi e addetti ai lavori, tra cui proprio lo stesso laboratorio sartoriale che ha realizzato l\u2019abito ritratto nel progetto fotografico in questione. Progetto che, a suo dire, non avrebbe niente a che fare con la rappresentazione di Vogue.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DYCZsZQCpEH\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"752\" src=\"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/laboratorio-1024x752.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-175\" srcset=\"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/laboratorio-1024x752.png 1024w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/laboratorio-300x220.png 300w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/laboratorio-768x564.png 768w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/laboratorio.png 1032w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Post sulla campagna &#8220;sottoculture in Italia&#8221; di @laboratoriopiroddu su Instagram<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dai social alla stampa locale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come spesso accade, la polemica social attira presto l\u2019attenzione dei principali quotidiani locali a trazione digital. I primi articoli notano l\u2019indignazione, ma si limitano a giustificare l\u2019approccio della nota rivista attraverso letture semplicistiche della definizione di \u201csottoculture\u201d, legandola a fenomeni contemporanei quali il punk rock, il rave o il clubbing, senza alcun intento offensivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nota radio cagliaritana che liquida la questione con un semplice \u201ci sardi sono troppo permalosi\u201d, viene letteralmente sommersa dai messaggi. Gli ascoltatori non si capacitano del perch\u00e9 i conduttori della loro rassegna stampa quotidiana si ostinino a mettere sullo stesso piano il funky con l\u2019identit\u00e0 sarda. Affermazione alla quale loro rispondono che possono farlo perch\u00e9 non \u00e8 grave. Fine della storia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La risposta di Vogue<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La questione per\u00f2 non finisce qui. L\u20198 maggio Vogue \u00e8 costretto a intervenire nel dibattito online chiarendo le proprie posizioni rispetto alle fioccanti accuse di colonialismo culturale con un <a href=\"https:\/\/www.vogue.it\/article\/subcultures-in-italy-open-call\">articolo<\/a>. Lo fa attraverso la voce di Essia Sahli, fashion editor nata a Firenze e cresciuta in Sardegna. \u201cSubcultura non significa cultura minore, n\u00e9 dovrebbe mai indicarlo: \u00e8 piuttosto un linguaggio comune, sempre in divenire, capace di unire persone e immaginari\u201d \u2013 scrive.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impatto della campagna sembra per\u00f2 quello di dividere, per lo meno i lettori sardi che non si sentono rappresentati. L\u2019intento dell\u2019iniziativa, secondo Sahli, sarebbe quello di inserire il patrimonio della Sardegna in uno sguardo contemporaneo, per reinventarlo, renderlo pi\u00f9 forte e \u201cvivo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa s\u2019intende per sottoculture<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dall\u2019inglese \u201csubcultures\u201d, il termine trova la sua origine nelle scienze socio-antropologiche tra la fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento. Si consolida negli anni &#8217;40, nel contesto della Scuola di Chicago, la definizione odierna di sottoculture come gruppi sociali organizzati attorno a interessi e pratiche condivise che si distinguono nell\u2019ambito di una pi\u00f9 ampia cultura <em>mainstream<\/em>, o predominante.<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine si \u00e8 evoluto per riflettere i diversi approcci accademici nel tempo. E\u2019 stato modificato e arricchito dalle analisi della Scuola di Francoforte sulla cultura di massa e sulla societ\u00e0, dai dibattiti in antropologia sui metodi e l&#8217;etica dell&#8217;etnografia\u2014quali ad esempio il metodo dell\u2019osservazione partecipante di Malinowski, e dalla successiva critica e revisione delle tendenze precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta dunque di una definizione mutevole, che cambia non solo in base al contesto osservato ma anche in base alla prospettiva di chi la applica.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sottoculture sono spesso posizionate, sia a livello sociale che analitico, come emarginate, subordinate, subalterne o sotterranee. Nella sua accezione negativa il termine \u00e8 stato ampiamente utilizzato per indicare comportamenti devianti, ad esempio sottoculture criminali o legate al mondo della droga.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><strong>L\u2019errore nella scelta di Vogue<\/strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Con la campagna \u201cSubcultures in Italy\u201d, Vogue sembra volersi posizionare come social magazine intenta a valorizzare realt\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta del tema e del linguaggio, spiccatamente antropologici, presentano per\u00f2 diversi problemi. In primo luogo per la posizione di chi osserva, dominante rispetto a quella delle sottoculture che intende valorizzare. In secondo luogo, per la forzatura del registro. Se l\u2019intento infatti \u00e8 quello di portare lo sguardo sugli abiti tradizionali sardi, fuori dal folklore per renderli \u201cvivi\u201d, non lo si pu\u00f2 fare con una semplice etichettatura, per di pi\u00f9 dall\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Se gli antropologi hanno raccontato sottoculture attraverso l\u2019osservazione partecipante immergendosi in culture vive, in questo caso ci troviamo di fronte la foto di un abito dalla memoria quasi onirica, estratta dal suo contesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso di Desulo \u00e8 emblematico perch\u00e9 qui, fino ai primi anni del Millennio, si poteva ancora vedere in giro per il paese qualche donna anziana indossare il proprio abito tradizionale come vestito di tutti i giorni. Cosa ben diversa dal portare l\u2019abito in processione o esibirlo durante eventi vetrina come <a href=\"https:\/\/comune.desulo.nu.it\/luoghi\/1852154\/info-point-montagna-produce\" title=\"\">Montagna Produce<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>In passato, le donne non portavano l\u2019abito per mostrarlo ai visitatori ma perch\u00e9 questo era l\u2019unico abito da indossare nel contesto in cui sono cresciute. Forse Desulo \u00e8 stato l\u2019ultimo paese dove poterle vedere. Chi era vivo ed \u00e8 passato di l\u00ec negli anni Settanta ricorda sicuramente di Tia Peppedda che lavorava alla pompa di benzina in abito tradizionale. Immagine di una resistenza culturale quasi \u201cpunk\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"480\" src=\"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/benzinaia-desulo-1-500x480-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-180\" style=\"aspect-ratio:1.0417019337196431;width:838px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/benzinaia-desulo-1-500x480-1.jpg 500w, https:\/\/newsdecoder.it\/sardegna\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/benzinaia-desulo-1-500x480-1-300x288.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Desulo, 1974. Foto di Mario De Biasi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La campagna Subcultures in Italy \u2014 sottoculture in Italia, lanciata dalla redazione italiana della rivista di costume Vogue ha suscitato un\u2019ondata di indignazione sui social. Ecco perch\u00e9. 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