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Emergenza carburante: voli a rischio?

A pasqua, diversi aeroporti hanno avuto limitazioni di carburante. Casi isolati o inizio di una stagione a rischio voli? Ecco che dicono gli esperti.

Limitazioni di carburante in sette aeroporti italiani

Con la guerra in Iran è diminuita la disponibilità di carburante per aerei in tutto il mondo. A ridosso delle festività della pasqua, si sono avuti i primi avvisi per limitare l’uso del carburante negli aeroporti di Bologna, Venezia, Treviso e Milano-Linate. Pochi giorni dopo, nuovi avvisi sono arrivati per gli scali di Brindisi, Reggio Calabria e Pescara.

Secondo il presidente dell’ENAC Pierluigi Palma, la situazione sarebbe legata all’aumento dei viaggi nel periodo festivo. Non rappresenterebbe dunque un rischio nel lungo termine. Nei giorni del picco degli spostamenti, i fornitori di carburante hanno avvertito le compagnie aree di non arrivare presso questi scali senza carburante sufficiente per coprire l’intera tratta, fino allo scalo successivo. Si tratta di una procedura standard che si attiva quando nello scalo ci sono problemi di distribuzione. A comunicarlo è stato Air British Petroleum (BP), ovvero il principale fornitore di cherosene negli aeroporti italiani.

Secondo Angela Stefania Bergantino, docente di economia dei trasporti all’università di Bari – “nel periodo pasquale si è generato un eccesso di domanda a fronte di una catena di distribuzione più debole”. Poiché il trasporto aereo è inserito in una rete, un simile disallineamento tra domanda e offerta di carburante può avere effetti a cascata nell’intero sistema di trasporti. Se in uno scalo si verificano effetti di scarsità di carburante, questi si ripercuotono a catena sugli scali successivi.

Il Consiglio Internazionale degli aeroporti (ACI) ha avvertito i Commissari europei per i trasporti e l’energia che in Europa si prospettano carenze di jet fuel (cherosene) tali da causare cancellazioni di voli se la fornitura non si stabilizzerà entro tre settimane.

Quanto incide la crisi di Hormuz sugli spostamenti internazionali?

Se il blocco dello stretto di Hormuz dovuto al conflitto dovesse perdurare nel tempo, potrebbero esserci conseguenze importanti sui carburanti, non solo per le automobili, ma anche per il traffico internazionale.

L’Europa importa in media circa il 45 per cento del cherosene per l’aviazione dal Golfo persico. Le catene di rifornimento sono abbastanza strutturate su questa fornitura. Intervenire sul sistema di approvvigionamento richiederebbe tempo, benché eventuali alternative di paesi produttori esistano. Queste includono la Cina e l’India, oltre agli Stati Uniti.

Le catene logistiche funzionano però su scala globale e ogni cambiamento comporterebbe la valutazione di nuovi rischi per l’approvvigionamento. Un esempio è la situazione nel Mar Rosso, dove dal 2023 il conflitto in Yemen incide pesantemente sul traffico navale.

Alcune compagnie di trasporto petrolifero stanno già di fatto limitando i transiti dal canale di Suez, pesando sulla catena di distribuzione nel complesso. Se la crisi dovesse allargarsi, un numero sempre maggiore di navi sarebbe costretto a evitare lo stretto, circumnavigando l’Africa. Le rotte diventerebbero così molto più lunghe, lente e costose.

E l’Italia?

L’Italia importa circa il 50 per cento del cherosene dal Golfo persico, una media quindi leggermente superiore agli altri paesi europei. Vi sono però anche dei luoghi di produzione importanti concentrati in Sardegna, Sicilia e nel Nord Italia. Uno di questi è proprio la raffineria Saras di Sarroch (Gruppo Vitol), nel golfo di Cagliari, che tra gli altri derivati del petrolio, produce il cherosene che si usa come jet fuel.

La produzione necessita dunque di far arrivare il petrolio adatto a questo tipo di trasformazione. Il trasporto, in Italia come per altri paesi mediterranei, avviene però via nave. Questo rende i paesi mediterranei più esposti ai rischi dovuti all’instabilità del trasporto marittimo rispetto ad altri paesi europei che hanno accesso diretto tramite condutture alle piattaforme di estrazione del mare del nord.

In compenso, la raffineria è attiva nella produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione, il SAF (Sustainable Aviation Fuel), un biocarburante che viene miscelato al cherosene per limitarne l’impatto ambientale. E, in caso di necessità, potrebbe contenere il bisogno del combustibile.

I biglietti aerei saranno più cari?

Il costo del carburante incide per una media di circa il 30-40% sul costo dei biglietti con variazioni notevoli tra compagnie low cost e tradizionali.

Durante la prima crisi di carburante nel 2008-2009, le compagnie aeree introdussero una “extra tassa” sul carburante, che scaricava direttamente sui consumatori i rincari della materia prima. A seguito di speculazioni, l’Autorità Garante per la Concorrenza ha vietato alle compagnie di praticare simili sovrapprezzi. Questo però non esclude che ci possano essere aumenti.

Secondo un rapporto della IATA infatti, sono attesi rincari di circa il 20% sul costo dei biglietti. Tali rincari sono in in linea con l’aumento dei prezzi del jet fuel, passato da circa 700 dollari per tonnellata (a febbraio) ai 1600-1800 dollari attuali a seconda del mercato di riferimento.

Quanto incide la crisi di Hormuz sui prezzi dei biglietti

Le compagnie aeree hanno contratti di fornitura di carburante a lunga scadenza che coprono fino al mese di ottobre e che garantiscono che il prezzo non vari per il 40 o l’80 per cento a seconda del potere contrattuale delle compagnie. Perciò le oscillazioni attuali nel prezzo di carburante non dovrebbero incidere molto sulla stagione attuale.

Vi è comunque una notevole variazione a seconda della tipologia della compagnia e del suo potere contrattuale. Tali variazioni potrebbero dunque incidere maggiormente, a partire da ottobre, se la situazione di crisi dovesse protrarsi, soprattutto per le compagnie low cost. In tal caso, queste cercherebbero di distribuire il carburante nel tempo per potersi garantire delle riserve e questo potrebbe causare un taglio dei voli, un aumento dei prezzi o entrambi.

Come tutelarsi da rincari e cancellazioni

La vecchia regola della prenotazione anticipata si riconferma come linea consigliata dalle compagnie aeree, soprattutto nella tipologia low cost, perché i rincari incideranno maggiormente sui voli all’ultimo momento e in alta stagione. Ryanair ha infatti invitato tutti i passeggeri a prenotare i propri voli il prima possibile per proteggersi dagli “inevitabili” aumenti durante l’estate.

L’associazione Altroconsumo ha pubblicato una guida per far fronte alle eventuali cancellazioni dovute alle limitazioni di carburante. Le tutele esistenti comprendono la possibilità di scelta tra il rimborso del biglietto e un volo alternativo. Inoltre secondo il regolamento europeo, in caso di cancellazioni dell’ultimo momento che prevedono lunghe attese in aeroporto, le compagnie hanno il dovere di farsi carico delle misure di assistenza quali pasti, eventuali pernottamenti e accesso alle comunicazioni dove necessario.

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