Siete letteralmente bombardati di telefonate? Numeri fasulli che rimbalzano da un call center ai nostri smartphone. Più volte in un’ora, a tutte le ore – specialmente durante i pasti – più giorni, per settimane, mesi. Il fenomeno si chiama telemarketing aggressivo e nasconde diverse insidie. Ora una legge prova a metterci un freno, ma sarà efficace?
Il “calls bombing”
“Scusa ma non ho più risposto al telefono” – ci ha detto il meccanico sfogandosi – “mi stanno tormentando da giorni!”. Era un’urgenza, ma da giorni non rispondeva. Così, abbiamo fatto chilometri in macchina, perso tempo e bruciato gasolio a 2 euro, solo per fissare un appuntamento. Eppure una volta il rapporto col telefono era un po più amichevole.
Di certo era meno invasivo. Oggi, tra telefonate commerciali e truffe che passano nei social, i tempi degli squilli per dire “scendi!” appartengono a un nostalgico passato.
Cos’è il telemarketing aggressivo
Il telemarketing aggressivo è una pratica commerciale, spesso illegale, caratterizzata da un volume smodato di chiamate indesiderate, insistenza opprimente e talvolta inganni volti a conseguire contratti telefonici. Si può manifestare con chiamate automatizzate, numeri falsificati – spoofing – informazioni false e pressioni psicologiche gestite spesso da call center non autorizzati.
Cos’è lo spoofing? Noto come calling line identification spoofing (clis), permette a chi chiama di mascherare il proprio numero telefonico, facendolo apparire diverso da quello reale. Il destinatario della chiamata, ignaro che si tratti di un’identità contraffatta, è quindi portato con l’inganno a rispondere al telefono.
Il giro d’affari del telemarketing in Italia
I numeri telefonici cambiano in continuazione e, sebbene nel tempo siano stati presi dei provvedimenti – dal Registro delle opposizioni alla delibera dell’Agcom del 19 agosto 2025 – la situazione non è migliorata.
Secondo i dati di Codacons, è un giro d’affari da 3 miliardi di euro annui, con 2.035 call center attivi e quasi 80.000 addetti tra gli operatori legali, a cui però si contrappone un sommerso di call center che operano all’estero nella più totale anarchia. Violando le norme di settore e la privacy dei cittadini.
Nonostante i 33 milioni di utenti iscritti, dal 2022 ad oggi, al Registro pubblico delle opposizioni, in media ogni italiano ogni settimana riceve dalle 5 alle 8 telefonate commerciali, che portano a circa 15 miliardi il numero complessivo di chiamate indesiderate registrate in un anno.
Si tratta di un fenomeno di ampia portata: telefonate che propongono contratti per forniture telefoniche o energetiche (luce e gas) o l’acquisto di un depuratore per l’acqua di casa, ma anche investimenti finanziari in azioni, o in bitcoin, oppure offrono lavoro chiedendo di essere ricontattati sui social. Col rischio di far perdere ingenti somme ai consumatori o di vedersi sottratti i dati personali.
Perché le chiamate sono più frequenti in certi periodi?
Se siete stati o siete bersaglio di queste chiamate moleste sicuramente vi sarete chiesti come facciano i call center ad avere il vostro numero e perché queste chiamate si facciano così frequenti in determinati periodi.
Una situazione frequente è il cambio di fornitura di luce o gas. Il passaggio da un fornitore all’altro è il periodo in cui il calls bombing si fa più intenso, per poi ridurre la frequenza progressivamente.
Da dove prendono i nostri dati?
Nel libero mercato di fornitura luce e gas, l’eventuale passaggio da un fornitore all’altro dev’essere agevole. Per permettere all’utente di cambiare fornitore, gli operatori di settore accedono ai suoi dati nella banca dati Sistema Informativo Integrato (SII).
Di fatto però, falle o accessi impropri al sistema permettono anche a call center e procacciatori di contratti esterni, che lavorano a provvigione, di intercettare chi sta cambiando fornitore.
Questi dati vengono impropriamente raccolti ed inseriti in una lista di lead (potenziali clienti), perché considerati “propensi” al cambiamento di fornitura. Vi è dunque una precisa strategia di targeting che mira al contatto “a caldo”, ovvero nelle settimane immediatamente successive al cambio.
Le nuova legge per contrastare il telemarketing
Il decreto Bollette, divenuto legge ad aprile e operativo dal 19 giugno 2026, prevede alcune novità per contrastare il telemarketing. Eccole riassunte nello schema qua sotto:

In caso di contatti dai call center con numeri diversi da quello a loro assegnato, l’utente può fare una segnalazione al Garante privacy e Agcom per denunciare la violazione. E Agcom “in presenza di un numero significativo” di segnalazioni può sospendere quest’ultimo, spiega Luigi Gabriele, presidente dell’associazione no profit Consumerismo.
“Le nuove misure, che si aggiungono al blocco anti-spoofing scattato lo scorso anno, rafforzano la lotta al telemarketing selvaggio e garantiranno maggiori tutele ai consumatori, ma non faranno sparire del tutto il fenomeno delle telefonate commerciali – conclude Luigi Gabriele.
In sintesi
Alcune misure anti-telemarketing introdotte dalla nuova legge richiedono di fatto l’intervento di Agcom e Garante della privacy per diventare operative. Un esempio è l’introduzione di numerazioni brevi (tre cifre) per identificare i call center anche per attività di teleselling e telemarketing.
Le nuove norme agiscono sui contratti, fornendo delle tutele in più ai consumatori. Si tratta di tutele a posteriori su quelli già stipulati. Tuttavia per sanzionare l’operato dei call center sarà necessario un certo numero di segnalazioni degli utenti per procedere alla sospensione dei numeri non in regola.
Resta infine irrisolta la questione dell’accesso ai dati degli utenti nei database di settore da parte degli operatori, e come questi vengano utilizzati impropriamente. Questi aspetti che non vengono infatti presi in considerazione nella nuova legge. In assenza di misure più incisive riguardo l’accesso improprio ai dati, l’efficacia della nuova legge resta da verificare.
