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Carburanti e accise. Perché i tagli non portano giù i prezzi?

A causa della guerra mossa da Stati Uniti e Israele all’Iran, il prezzo del gasolio ha raggiunto prezzi alla pompa mai visti. Al momento hanno già superato il massimo storico del 14 marzo 2022, causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Quella settimana infatti, la benzina ha toccato in media i 2,18 euro al litro, mentre il gasolio è arrivato a 2,15 euro. Ci siamo chiesti perché in questi giorni solo il prezzo del gasolio – di ben 2,03 euro al litro di media – si sta avvicinando a quei livelli, mentre il costo della benzina è più contenuto, con una media di 1,73 euro al litro.

La risposta va cercata nelle accise. Ecco perché:

Cosa sono le accise e quanto pesano su gasolio e benzina?

Le accise sono un’imposta con un valore fisso per litro di carburante. A differenza dell’Iva, che si calcola in percentuale, l’importo dell’accisa è indipendente dal prezzo del petrolio.

Il prezzo del carburante è dunque composto dal prezzo al netto delle imposte (Iva), dove rientra non solo il costo della materia prima, ma anche il prezzo applicato dal gestore e il trasporto logistico. Alla somma tra il prezzo netto e l’accisa, si aggiunge l’Iva per il 22 per cento.

Una “tassa sulla tassa” che amplifica l’effetto degli aumenti del prezzo industriale. Così si arriva a circa il 55-60% del prezzo alla pompadi benzina e gasolio. Il risultato è che oltre metà del prezzo di benzina e diesel praticato alla pompa non dipende direttamente dal mercato, ma dal sistema fiscale. Un fenomeno più volte denunciato da Corte dei Conti, associazioni dei consumatori (Codacons, Altroconsumo) e dalla stessa Commissione Europea ma senza portare ad alcuna iniziativa a riguardo.

L’Europa e le accise alla pari

Fino al 2025, l’accisa sul gasolio (0,62 euro/litro) – che per motivi storici favoriva il trasporto merci – era inferiore a quella sulla benzina (0,72 euro/litro). Dal 1°gennaio 2026 è stata aumentata di 4,05 centesimi.

E’ stato fatto dunque un “riallineamento di aliquote” tra gasolio e benzina, a sua volta ridotta dello stesso importo, per ragioni ambientali volute dall’Unione europea. Entrambe oggi sono infatti a 0,67 euro al litro.

Come funzionano le accise?

Nel corso del tempo, le accise sul carburante sono state utilizzate per finanziare spese pubbliche e emergenze nazionali come terremoti, guerre, o alluvioni. Dovevano quindi servire per far fronte a delle spese temporanee per rispondere a situazioni di crisi.


Dal 1995, con decreto legislativo, il Testo unico disciplina l’accisa in modo unitario, così dalle molteplici accise storiche si passa ad una sola. Gli aumenti successivi servono dunque a finanziare il bilancio statale nel suo complesso, anche tenendo conto di casi particolari. Un esempio sono le accise volute dal governo Berlusconi nel 2011 per far fronte all’emergenza sbarchi a seguito della crisi in Libia. Di fatto dagli anni Novanta in poi, le accise aumentano progressivamente fino ai giorni nostri, restando strutturalmente elevate.

L’Italia: le accise più alte d’Europa?

Prima del riallineamento, l’Italia era al secondo posto in Europa per accise sulla benzina (0,73 euro/litro), dopo i Paesi Bassi, e al terzo posto per il gasolio. Le accise italiane erano circa il 72% superiori alla media UE e il 71% superiori a quelle della Spagna. Ora è al settimo posto per la benzina, ma ben al secondo posto per il gasolio, confermandosi uno dei paesi europei in cui il fisco incide maggiormente sul prezzo.

Accise “congelate”: dal governo Draghi a Meloni

Per far fronte all’impennata dei prezzi dovuta alla crisi in Iran, il governo Meloni ha approvato un decreto legge temporaneo il 18 marzo 2026, che ha ridotto di circa 20 centesimi l’accisa – da 0,67 a 0,47 per 20 giorni, ovvero fino all’8 aprile. Limite poi prorogato per altri 23 giorni, fino al 1 maggio. Nell’attesa di un prossimo rinnovo del decreto, le preoccupazioni dei consumatori crescono.

Il congelamento temporaneo delle accise non è una novità. Uno dei “decreti Bersani” introduce quella che viene definita “accisa mobile” nel 2007, ovvero quel meccanismo che “congela” l’accisa intervenendo quando il prezzo del greggio aumenta di oltre il 2 per cento rispetto al valore definito nel Dpef, il documento finanziario del governo.

Per la prima volta il taglio temporaneo viene introdotto a marzo 2022, durante la crisi ucraina. In quell’occasione, per un mese, il governo Draghi aveva ridotto di 25 centesimi l’accisa per benzina e gasolio, e di circa 9 centesimi quella relativa al Gpl.
Un taglio confermato ripetutamente dal governo Draghi fino al 18 novembre 2022 con sette decreti-legge o decreti del Ministero dell’Economia, molto criticato per il considerevole esborso pubblico stimato tra i 7-8 miliardi di euro (circa un miliardo al mese).

Se è vero che l’ultimo decreto temporaneo ha congelato le accise, a causa della situazione internazionale di incertezza dei mercati e dei rincari costanti del costo del petrolio, l’effetto del calo delle accise è stato dimezzato e, al momento, non percepito dai consumatori.

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