Con il voto di domenica 22 e lunedì 23 marzo si conclude una campagna referendaria dai toni molto accesi. Abbiamo osservato cinque casi che sono stati utilizzati dai suoi promotori come esempio di ciò che la riforma si propone di cambiare.
“È scandaloso citare il caso Garlasco come esempio di inefficienza della giustizia, o di sudditanza dei giudici verso i pm. Anzi, è esattamente il contrario”
Gian Luigi Tizzoni, Legale della famiglia Poggi.
Garlasco
“Un magistrato che sa di essere giudicato, se sbaglia, anche in maniera severa, forse sbaglia meno”.
Con queste parole il presidente del senato Ignazio La Russa prova a spiegare il legame tra la riforma e il caso Garlasco, caso mediatico utilizzato dal primo ministro Giorgia Meloni dal palco di Atreju, festa di Fratelli d’Italia. “Votate perché non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco”.
Si tratta dell’omicidio della giovane Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto del 2007, per il quale venne condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione (in Cassazione) l’allora fidanzato Alberto Stasi. Di recente, dopo quasi vent’anni, è riemerso con nuove indagini su Andrea Sempio, amico del fratello minore della vittima. Indagini su Sempio aperte già nel 2015, poi chiuse e ora riaperte, anche a causa di un insieme di errori nelle indagini fatte dagli inquirenti. Un errore giudiziario, un simbolo di inefficienza secondo i sostenitori del Si alla riforma.
Ma che legame c’è tra questo caso e la riforma della magistratura? A detta dell’avvocato della famiglia Poggi, che rappresenta le vittime, nessuno. “È scandaloso citare il caso Garlasco come esempio di inefficienza della giustizia, o di sudditanza dei giudici verso i pm. Anzi, è esattamente il contrario: in questo processo, anche se con tempi lunghi, si è arrivati a stabilire la verità. E i giudici hanno mostrato autonomia sia rispetto all’accusa, sia rispetto agli altri giudici” – ha dichiarato. “Mi spaventa l’idea di un pubblico ministero svincolato dal giudice” – ha dichiarato annunciando il suo No alla riforma – e “con un potere mediatico che sarebbe probabilmente ancora più forte di adesso”.
La famiglia nel bosco
Nel settembre 2024 Nathan Trevallion e Catherine Birmingham “e i loro tre figli piccoli vengono segnalati dai carabinieri ai servizi sociali in seguito a un’intossicazione alimentare da funghi. Dai primi sopralluoghi emerge un quadro non semplice. La famiglia anglo-australiana viveva isolata in un casolare nel bosco a Palmoli (Chieti), in Abruzzo, seguendo uno stile di vita a contatto con la natura senza elettricità, acqua corrente o riscaldamento. Una scelta di vita che, insieme alle questioni emerse porta alla sospensione della responsabilità genitoriale nel 2025 per presunte precarie condizioni igienico-sanitarie dei tre figli.
“I figli non sono dello Stato” ha scritto Giorgia Meloni di recente sui social ed è ritornata sulla questione su La7, ospite del confronto sul referendum di Mentana. “Sulla famiglia nel bosco, al di là dell’approccio molto ideologico per come è stata trattata la vicenda, c’è anche una negligenza. E introdurre il principio di responsabilità aiuta a risolvere questo problema. Sono casi specifici che raccontano il malfunzionamento del sistema”. La questione è legata al rinvio della perizia psichiatrica alla madre dei bambini a causa dell’assenza dell’interprete incaricato dal tribunale.
Tuttavia, il punto sollevato riguarda la responsabilità civile dei magistrati non la separazione delle carriere. E non è necessario modificare ben 7 articoli della Costituzione italiana, come prevede la riforma Meloni-Nordio, in quanto tale responsabilità viene disciplinata da una legge del 1988 (la n°117, detta “legge Vassalli”), già modificata nel 2015 a seguito delle indicazione della Corte di Giustizia Europea.
Immigrati illegali, spacciatori, pedofili e stupratori “rimessi in libertà”
Dal quotidiano online La Verità, 11 marzo 2026
Il cittadino algerino
Il primo è il caso di un cittadino algerino, residente in Italia, portato dal Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di Gradisca d’Isonzo al Cpr di Gjader, controversa struttura costruita in Albania nell’ottobre 2024 e finanziata dal governo Meloni. “Alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il ministero dell’interno dovrà risarcirlo per aver tentato di rispettare un provvedimento di espulsione” aveva dichiarato la premier.
E’ falso. In realtà il giudice ha riconosciuto che sono stati lesi i suoi diritti fondamentali, in quanto è stato portato in Albania senza preavviso, senza un atto scritto e motivato e senza aver avvisato i suoi familiari. E non avrebbe ricevuto il risarcimento se non fosse stato portato in Albania. Una sentenza ritenuta storica “contro l’arbitrio dei trasferimenti”.
Rackete e il caso Sea-Watch 3
Il secondo riguarda Carola Rackete, capitano della nave Sea-Watch 3, per i fatti risalenti al 2019.
“I giudici hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la Ong perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata trattenuta e posta sotto sequestro” – ha detto la premier.
Però lo speronamento non c’è stato e il procedimento a carico della Rackete è stato archiviato perché – per i giudici – ha agito “secondo il diritto del mare” mentre il risarcimento all’Ong tedesca Sea-Watch è stato riconosciuto perché la nave è stata trattenuta anche dopo la scadenza del sequestro, fatto che ha causato danni patrimoniali quantificati e documentati dall’Organizzazione non governativa.
Il cittadino marocchino
Infine, il terzo e ultimo caso di cronaca messo in relazione con la separazione delle carriere riguarda anch’esso un rimpatrio, quello di un cittadino marocchino portato dal Cpr di Palazzo San Gervasio (Basilicata) al Cpr di Gjader in Albania. Sul caso la Meloni commenta che “i giudici non convalidano il trattenimento perché ha fatto richiesta di protezione internazionale” – “noi non lo possiamo trattenere, non lo possiamo mandare in Albania”.
Si, è vero. Infatti sono le norme europee a stabilire che in caso di richiesta di protezione internazionale il cittadino richiedente debba essere riportato in Italia in attesa della decisione di 1°grado. In conclusione, il referendum potrà cambiare le decisioni dei giudici sull’Albania?
No, i giudici continueranno a non convalidare i trattenimenti se una legge italiana è in contrasto col diritto europeo.
In sintesi
Dal caso di Garlasco alla famiglia nel bosco, passando per la questione migranti, nessun caso analizzato presenta argomenti forti per sostenere la riforma. Nel caso Garlasco, una questione critica evidenziata riguarda i tempi della giustizia, dei quali la riforma non si occupa a detta dei suoi stessi promotori. Nel caso della famiglia nel bosco, il punto chiave riguarda la responsabilità civile dei magistrati, anch’essa non oggetto della riforma costituzionale. Infine, nei tre casi contestati intorno alla questione migranti a pesare sono le leggi vigenti, sia nell’ordinamento italiano che in quello europeo, anch’esse non oggetto della riforma
