La crisi iraniana non sembra di breve risoluzione e alcuni esperti fanno ipotesi sul peso delle ricadute economiche anche per la Sardegna. Intanto per l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) il carburante per gli aerei rischia di finire tra sei mesi, a causa dei blocchi contrapposti al traffico mercantile nello Stretto di Hormuz. E le navi? Oltre al rincaro di biglietti e tariffe dei voli aerei si teme anche quello dei traghetti.
In mare navi “garantite” e l’appello degli armatori
Pur escludendo il taglio dei collegamenti, per la compagnia Grimaldi è “prematuro” fare previsioni. Mentre Moby prende le distanze dalle note di Assarmatori e Confitarma che, mettendo le mani avanti, annunciano un taglio dei collegamenti a lungo raggio verso le isole.
Secondo le due associazioni di rappresentanza, infatti, alcuni armatori potrebbero decidere di lasciare in porto qualche traghetto per risparmiare i costi di rifornimenti, equipaggio e manutenzione. Perciò chiedono al governo di “prevedere un contributo straordinario per le compagnie, sotto forma di credito di imposta, commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio”.
In attesa di risposte dal governo, l’assessora ai trasporti Barbara Manca garantisce “un obiettivo chiaro: tutelare la continuità e la qualità dei collegamenti con la Sardegna, evitando ripercussioni su servizi e tariffe per cittadini e imprese”. Che, tuttavia, stanno già pagando gli aumenti, incluso l’Ets, ovvero la tassa per le emissioni inquinanti dei combustibili fossili imposta dall’Unione Europea e che le compagnie di navigazione scaricano su merci e passeggeri.

Preventivo per viaggio con le navi nel mese di agosto.
Un taglio delle accise sui carburanti per Sardegna e Sicilia?
E’ la proposta di Marco Meloni e Antonio Nicita, senatori del Pd, eletti rispettivamente in Sardegna e Sicilia. Un emendamento – cumulabile col taglio temporaneo delle accise già predisposto dal governo- che propone il dimezzamento delle accise per il 2026 e introduce un obbligo per le raffinerie delle due isole di riservare quote di prodotto ad aeroporti e porti locali.
Il provvedimento comporterebbe una riduzione di circa il 13-15 per cento sul prezzo della benzina, il 13 per cento sul prezzo del gasolio e di circa il 7 per cento su Gpl. Queste misure verrebbero coperte dal contributo straordinario derivante dalle maggiori entrate delle imprese fornitrici di energia. Alla base l’art.119 della Costituzione, con l’introduzione nel 2022 dell’insularità, una “peculiarità delle Isole” che determina svantaggi per chi ci vive, economici ma anche logistici.
“Le isole pagano il carburante più caro del continente” – sostengono i due senatori dem – “pur ospitando circa il 50 per cento della capacità nazionale di raffinazione. Va inoltre scongiurato il rischio che le isole siano esposte al rischio di interruzione o rincaro del prezzo dei voli”.
Inoltre per la Sicilia viene richiesta l’attivazione di incentivi statali per la continuità territoriale. Già operanti negli aeroporti sardi (Cagliari, Olbia e Alghero), che dal 2023 al 2025 registrano una crescita complessiva intorno al 20 per cento, secondo la Regione.
In sintesi
Tuttavia, al momento, diversi esperti sono scettici sull’efficacia del taglio delle accise e ritengono che, fino a quando l’Europa non riuscirà a sostituire oltre la metà delle sue importazioni di carburanti dal Medio Oriente, in piena estate il jetfuel di certi aeroporti potrà scarseggiare e causare cancellazioni di voli e il crollo della domanda, fenomeno che colpirà gli aeroporti più piccoli rispetto a quelli più grandi. E forse anche il traffico marittimo ne subirà le conseguenze.

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