Crisi carburanti: gli autotrasportatori sul piede di guerra

Autotrasportatori in viaggio Crediti di Sabine su Pixabay

La crisi carburanti sta colpendo anche l’autotrasporto e, a catena, l’80% dei beni che arrivano in Sardegna su gomma, col gasolio alla pompa schizzato oltre i 2 euro al litro. Ecco le ragioni.

Crisi carburanti e prezzi di materie prime raddoppiati

In certi settori manifatturieri, tra i quali anche i forni alimentari, il taglio delle accise non ha efficacia. Secondo Federico Fadda, segretario Confartigianato Gallura, per un panificio in Gallura “una spesa di 500 euro” prima della guerra, ora è di arrivata “fino a 800 euro”. Trecento euro in più.

Un numero ricorrente anche per gli autotrasportatori che, prima della guerra in Iran, per un pieno di 600 litri spendevano 1000 euro, ora ne spendono 1300. Trecento euro in più. E con i lunghi viaggi si aggiunge anche l’aumento dei costo dei biglietti del traghetto.

Per resistere non basta la clausola contrattuale del fuel surcharge (sovraprezzo dei carburanti) che, con l’aumento del 2 per cento del prezzo del gasolio, permette al trasportatore di applicare al cliente un aumento senza ricontrattare il trasporto. I più non la utilizzano. Si lavora sulla parola data.

“Per i viaggi verso il nord Italia consumiamo circa 4-500 litri, e oggi a litro sono 45 centesimi in più. Poi ci sono i rincari delle navi, 90-100 euro in più per andare e tornare” – ci racconta Giuseppe Marchi, della ditta Fratelli Marchi di Gavoi. “E’ una guerra tra poveri”.

La crisi carburanti nei titoli di stampa della settimana

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Sciopero nazionale dei tir a rischio fine attività

Sembra di essere ritornati ai mesi della crisi energetica del 2022 con la guerra in Ucraina, ma con ulteriori aumenti. Infatti, nei negozi di prodotti per l’edilizia il cambio dei listini era quasi quotidiano. I paletti di ferro zincati un giorno avevano un prezzo, il giorno dopo un altro. Un mercato che, con le crisi dell’energia è diventato più che dinamico.

“Di fronte al silenzio assordante del Governo” – Unatras, una delle più rappresentative sigle sindacali – ha deciso lo sciopero nazionale. Sono 67.350 gli autotrasportatori in Italia. E la Cgia di Mestre avvisa: un’impresa su cinque rischia di chiudere entro la fine dell’anno (circa 13 mila secondo le stime).

Confartigianato Sardegna: “Conviene più star fermi che viaggiare”

“Considerato anche che il taglio lineare delle accise non ha prodotto alcun beneficio visibile” – conclude Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, conviene fermarsi. Nell’ultimo mese il costo del gasolio è cresciuto del 18,9%, quello di navi del 49% e degli aerei del 127%.

In Sardegna sono 1500 le imprese di trasporto merci, con oltre 4 mila dipendenti. Un settore in forte crisi negli ultimi dieci anni. Dal 2015 al 2025 queste imprese si sono ridotte del 30,2% (-722), ben sopra la media nazionale del 22,2% (dati Cgia di Mestre).

Oltre l’esplosione dei prezzi del gasolio l’autotrasporto paga anche una strategia politica che l’ha molto penalizzato: se da una parte il taglio delle accise voluto dal governo Meloni non ha funzionato, dall’altra, il credito d’imposta a loro favore ha interessato una minoranza, il 22% dei tir circolanti in Italia.

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